Mensano Primo Maggio 1963-1975

(foto ©George Tatge per gentile concessione dell'autore)

Mensano Primo Maggio

1963-1975

Ferruccio Malandrini

Dal 28 Aprile al 25 Maggio 2018

Lunedì-Venerdì: 15.00-19.00

Lunedì 30 Aprile e il Sabato: 9.00-13.00

Domenica e festivi chiuso

 

É con vero piacere che vi invitiamo a visitare la mostra fotografica del “nostro” Ferruccio Malandrini allestita presso lo spazio espositivo della Biblioteca Comunale degli Intronati a Siena in via della Sapienza, 3.

Di seguito un brano estratto dalla pubblicazione che accompagna l'esposizione

 

I canti sulla collina.

Ferruccio Malandrini, fotografo a Mensano

“L’umanità posta in scena è un’umanità composita, in cui sono avvertibili, certamente dentro un contesto popolare e rurale ben connotato, i diversi ruoli e i diversi stati, le diverse professioni, i diversi ceti, i diversi orizzonti culturali, le diverse aspettative. E non soltanto la differente composizione sociale dei protagonisti è percepibile, quanto anche la loro saggia e sapiente oscillazione tra consuetudine e mutamento. Nello scorrere le immagini relative ai vari anni di osservazione (riunite in una narrazione paradigmatica di notevole e problematico interesse proprio rispetto alle teorie antropologico-visuali più recenti), si percepisce con chiarezza il desiderio di restare fedeli a un orizzonte di convenzioni e memorie, di stili di vita e di scelte sociali, unito alla capacità di fare i conti con il nuovo che avanza in una società investita, al contempo, dal benessere economico dovuto al cosiddetto boom, dall’affievolirsi dello spirito resistenziale che aveva animato le comunità italiane sino agli inizi degli anni Sessanta, dai nuovi fermenti di insofferenza radicale e di rivolta, specialmente giovanili che soffiavano dalle grandi concentrazioni urbane.

...

Direi che la prima grande lezione che proviene dal primo maggio di Mensano, che magistralmente Malandrini trasferisce in pellicola, è la capacità di evolversi ed adeguarsi, senza perdere i contatti con un sistema di valori, con gerarchie culturali e sociali acquisite, con un sistema di memorie sociali stratificate e strutturate. La capacità, cioè di essere società e località, portando memoria di sé e fiducia nel futuro, benché arduo esso si potesse presentare (una lezione per il Paese di oggi, che queste qualità sembra avere smarrito, nel momento stesso in cui si ammainavano le svettanti bandiere che così bene simboleggiavano la volontà di guardare in alto).

Malandrini riassume all’istante le diverse storie presenti nel fotogramma in una narrazione inequivocabilmente unitaria. Se il suo sguardo sa cogliere, secondo le inclinazioni tipiche della fotografia di strada, molteplici elementi, differenti protagonisti e vicende, è anche in grado di comporre istantaneamente una gerarchia di contenuti e significati che viene partecipata all’osservatore con chiarezza. Così storie di fidanzati e innamorati, di padri e di figli, di nonni e nipotini, di ritrovamenti e di addi, di banchetti e comizi, di preparativi e cortei, di venti e di nuvole, stendardi e canti sulla collina, si compongono nella netta etnografia visiva di un evento significativo della vicenda italiana contemporanea.”

Francesco Faeta

Da sinistra: Francesco Faeta, Ferruccio Malandrini, Pietro Clemente. (foto ©George Tatge per gentile concessione dell'autore)

La mostra è arricchita da una pubblicazione (in tiratura di 400 esemplari) progettata da Stefano Rovai contenente testi di Roberto Barzanti, Pietro Clemente, Francesco Faeta, Maria Luisa Meoni.


Le stampe fotografiche sono state eseguite da Rino De Donatis.


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